Mesas de trabajo del día 1: Conclusiones

Análisis del texto: Llamados a una Renovación Evangélica de la Iglesia.

Bibliografía: Volver a Jesús de José Antonio Pagola

Objetivo: Retomar el Evangelio como cimiento de nuestra vida cristiana, para general el entusiasmo por el ejercicio del Oratorio.

Preguntas:

1.- De manera breve comenta: ¿Qué te provocó la lectura de este texto?

Mesa de trabajo en español

  • Llama la atención el deber de amar a Dios y al prójimo con gran intensidad.
  • El Evangelio interpela y espera una respuesta, como lo vivió san Felipe Neri en su momento.
  • La novedad a la que nos impulsa el Evangelio es ver a Cristo en todo, es volver a Cristo, para hacer un camino a la santidad.
  • Provoca expectativa y esperanza, pero también un llamado de atención: Volver a los orígenes, vivir y anunciar. Es una invitación a renovar y actualizar el caminar de la Iglesia.
  • Salir de nuestra propia realidad y nuestras propias estructuras para renovar el caminar de la Iglesia. Hay que arriesgarnos a lo nuevo que infunde el Espíritu.
  • Felipe Neri estaba convencido del amor del Padre de tal manera que convencía a los demás. Era un hombre enamorado de su ministerio, era un apasionado.
  • Los hombres convencidos del amor y el poder de Dios estamos llamados a llevar el Evangelio a los demás y los oratorianos a hacerlo a la luz de las enseñanzas de San Felipe Neri.

Preámbulo:

Recordemos como nuestro Santo Padre Felipe Neri, a través del ejercicio del Oratorio, fue capaz de revolucionar la Iglesia de su tiempo llevando el Evangelio de una manera familiar y cercana para hablar de Jesucristo de corazón a corazón y sin miedo.

2.- ¿Qué consideras que necesita el Oratorio para ser motor de Renovación en la Iglesia?

Mesa de trabajo en español

  • Hacer una revolución interna (el Oratorio necesita despertar de lleno).
  • Tenemos un patrimonio en común en toda la iglesia (El evangelio) pero de una manera especial a través del Oratorio. Hacer lo que hizo san Felipe, dejarse tocar el corazón por Cristo para poder salir hacia los pobres.
  • Volver a vivir el carisma del Oratorio con la frescura del Evangelio. El oratorio no es una mera ideología, es una forma de vida, basada en las enseñanzas de la esperanza y la alegría de San Felipe.
  • Estar convencidos de que el Oratorio es un aporte para la Iglesia, en cuanto que se vive la fraternidad original de las comunidades cristianas y en que tenemos una estructura que se debe ajustar a las diversas realidades para poder llevar el Evangelio a las nuevas generaciones
  • Vencer los miedos para seguir caminando entre los retos del mundo, con trabajo en comunión de Congregación y Oratorios (laicos), invitando a todas las personas a conocer la mística de San Felipe y a participar del Oratorio.
  • Fortalecer el trabajo conjunto y fraterno de sacerdotes y laicos, para que unidos en el amor cristiano hagan florecer el Oratorio con humildad, alegría, oración y caridad.

Conclusión:

San Felipe Neri se adelantó al Concilio Vaticano II, porque él desde entonces le dio el lugar y la importancia a los laicos y su gran labor que tiene en la Iglesia.

El atendió a los laicos y es por eso por lo que el Oratorio inició para ellos, al servicio de los laicos, esa fue su razón de ser.

Los laicos debemos despertar y hacer lo que nos toca para que florezca el Oratorio, apoyando a nuestros sacerdotes y formando realmente una comunidad de amor y fraternidad.

Mesa de trabajo en inglés

  1. La renovación de una vida de oración, lex orandi… ser testigo depende de la oración
  2. El texto fue compatible con la platica de esta mañana en donde vemos los limites y la efectividad en anunciar el evangelio aunque parece complicado hay que ser como San Felipe nos dice, alegres siempre alegres para que no cometas pecado mortal.
  3. El articulo que leímos demuestra los problemas sin darnos soluciones en cambio la platica de la mañana si.
  4. Hemos comentado sobre la comparación de San Felipe con Savoranola.
  5. En la vida de San Felipe empezamos con una imposibilidad de vivir el evangelio a un reencuentro con el gozo de ser parte de la iglesia
  6. En la vida de San Felipe hemos visto junto con las otros reformadores de la época como la santidad no vino desde las altas imposiciones de la iglesia sino desde abajo hacia arriba.
  7. Si es posible ser santo el evangelio no ensena que estamos llamados a la conversión y de ser testigos de esta santidad.
  8. La importancia de encontrarnos con Cristo
  9. Felipe fue movido por testimonio en la que pudo efectivamente atraer a muchos a la santidad que el mismo había logrado.

Mesa de trabajo en italiano

Dal primo lavoro di gruppo è emersa la necessità di ribadire come libertà in San Filippo non significhi libertinaggio, perché tutti conoscono San Filippo per la frase: «State buoni se potete». Bisogna rimettere le cose a posto e va ribadito che non si tratta del buffone di cui tutti parlano. San Filippo era gioioso. La gioia ha sempre attratto verso l’Oratorio.

A Roma, alle Flammae Cordis capita di vivere in contemporanea quello che San Filippo viveva nel ‘500. Quello che vivono nel mondo del lavoro è proprio come descritto nella conferenze di Padre Luciano. È come se San Filippo rivivesse nelle strade di Roma con questo metodo poco plateale, ma cuore a cuore. E questo riporta a messa gente incontrata sul luogo di lavoro. Da’ forza vedere come l’origine sia quella.

Si è poi parlato della visione dell’Oratorio come riflesso della vita interiore di Filippo, come riflesso della sua vita con Dio e la prossimità con i martiri, la lettura dei Padri della Chiesa, il Vangelo. Si tratta di una visione organica, non di un modo di fare, ma di un’ esperienza umana.

Nel lavoro come incaricato delle nuove fondazioni, viene chiesto a Mons. Avilés come si faccia l’ Oratorio, se ci sia un libro, un manuale, una formula. No! Sicuramente c’è la vita di san Filippo, ci sono le costituzioni ( più che altro per l’organizzazione della casa), ma l’Oratorio si fonda in base alle esigenze della diocesi. Si tratta di creare una nuova comunità. Ogni Casa è una nuova fondazione. Più che come si fa, si deve parlare di come si vive.

Non si può dunque parlare di un «carisma» oratoriano, perché non c’è un programna, non si fonda una nuova Casa avendo un ordine del giorno, ma facendo un’esperienza spirituale. La vita di San Filippo è la guida ed è presentata come esperienza spirituale. Poi il carisma arriva. Non si entra essendo già Oratoriani, ma lo si diventa, diceva Newman.

Ogni casa dice di essere l’Oratorio di Roma. La linea è quella, ma poi ogni casa è a sé.

Si è detto poi che poiché non c’è carisma, non c’è neanche una regola. Un carisma nel senso stretto genera una regola.

La regola per gli Oratoriani diventano le indicazioni di San Filippo. Come per i primi Padri. Si tratta di riproporre San Filippo. San Filippo oggi farebbe altre cose rispetto a quelle del passato. Non si possono, per esempio, chiamare cantanti e musicisti per attirare i nobili, perché non ci sono più in molte città. Poi l’Oratorio è una scuola di libertà. Recupera le regole che ci servono tanto quanto ci rendono liberi. Per esempio, dà una testimonianza della vita comunitaria, che è difficile, da riproporre in un mondo dove c’è individualità.

Si è detto poi che è lecita la domanda posta nella conferenza di Padre Luciano su come fare in assenza di spontaneità. L’ abilità di San Filippo è stata quella di trasformare un pellegrinaggio medioevale in una formula originale, gioiosa capendo il proprio tempo. È un dono. E bisogna capire il momento storico. È infatti impossibile replicare l’Oratorio romano al tempo di San Filippo. In questo senso è stato un inventore. Tutto questo nella mendicanza dello Spirito Santo, nel rapporto con Gesù e ascoltando la voce dello Spirito.

Se volessimo allora parlare di carisma, sarebbe quello di cesellare le anime.

Continuando la riflessione sulla parola «carisma» e la sua applicazione per la famiglia Oratoriana, è stato presentato l’ esempio delle Flammae Cordis a cui l’ attuale arcivescovo di Bologna, allora vescovo del settore Centro di Roma, Mons. Zuppi, ha fatto questa domanda la prima volta che le ha conosciute: «Qual è la vostra opera? L’assistenza ai malati, il catechismo?». La risposta è stata che le Flammae Cordis non fanno «nulla», vanno a lavorare. Conoscendole meglio, la domanda non l’ha più fatta. E le ha apprezzate per il fatto di non essere «nulla». Lì sul lavoro, costrette dalla circostanza, parlano di Gesù. Il fatto di essere così mescolate fornisce loro il grimaldello. Funziona come per gli infiltrati nel campo nemico. Parlare di Gesù dove c’è indifferenza. Questo vale per loro, per i laici e in somma misura per i sacerdoti. Pensiamo a come il cuore di padre di San Filippo possa gioire, perché c’è questo convegno dove non si celebra la sua figura solo, ma se ne vedono i frutti.

Si è sottolineato come l’Oratorio non sia solo scuola di libertà, ma anche rimedio all’angoscia. Tutti i figli spirituali di San Filippo devono trovare rimedio all’angoscia.

Infine, ci si è chiesti se sia possibile inquadrate San Filippo. Tante vite sono state scritte su di lui, ma chi è San Filippo? Si ha un’ impressione angosciata della vita cristiana leggendone la vita. La preghiera di San Filippo non era infatti gioiosa. Diceva, per esempio: «Non fidarti di me, Signore». San Filippo è profeta della gioia. Ma fino a che punto era felice?

Bonadonna voleva scrivere qualcosa sulla gioia di San Filippo, non quella esterna, ma quella mistica. Gioia che iniziava dentro e poi si riversava fuori.